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Evoluzione stilistica dell abbigliamento femminile nell ultimo secolo

I cambiamenti fondamentali che hanno determinato una grande evoluzione stilistica nell abbigliamento femminile sono avvenuti nell ultimo secolo.
Prima di allora alla donna non era permesso indossare alcun indumento maschile,perchè veniva visto come una minaccia,un cambiamento psicologico nel rapporto tra uomo e donna nei loro ruoli.
Nonostante tutto nell fine ottocento, comparve una nuova tipologia di abito chiamato “vestito alla mascolina”, era costituito da una lunga gonna aderente,raccolta nella parte posteriore da una piega, stretta in vita da un alta cintura e da un corto bolero aperto sul davanti…successivamente il “vestito alla mascolina” venne chiamato “tailleur” poiche”  tale indumento doveva essere confezionato necessariamente da un sarto da uomo, che in francese era chiamato “tailleur” per distinguerlo dalla sarta per donne chiamata “couturiere”.
La donna in questo periodo, aveva una sinuosa linea ad “S” che era caratterizzata dal petto in fuori, e la vita sottilissima.
Ma ci vollero i due terribili conflitti del Novecento, perché la gente cominciasse ad abituarsi ad un nuovo modo di vestirsi.
Mentre gli uomini erano al fronte, la popolazione femminile fu chiamata a sostuirli al lavoro, nelle fabbriche, nei campi, negli uffici e negli ospedali.
Poter uscire di casa, avere la possibilità di lavorare e manovrare  denaro, fu una conquista che influenzò profondamente la mentalità femminile, in più c era la necessità di un abbigliamento più comodo, e quindi gradualmente le gonne furono accorciate e spesso le donne amavano indossare golf  lavorati a maglia o all uncinetto, pratici e comodi.
Nasce il prototipo di donna alla garçonne, che la stilista Chanel promuove nei suoi stili.
Successivamente avvenne una piccola-grande rivoluzione che scandalizzò il mondo, una stilista inglese chiamata Mary Quant, degli anni 50, nel 1963, inventa la “minigonna”, fondando uno stile giovane, ribelle che insieme alla Beatlesmania crearono una nuova moda.
Dopo il “64” l abbigliamento femminile non sarà più lo stesso. Le gonne corte imporanno stivali alti di vernice, e appaiono nuove calze dette “collant” che determinarono una rivoluzione della biancheria.
Si avvia così, il “PROCESSO DI LIBERALIZZAZIONE DELL ABBIGLIAMENTO” che procede rapidissimo.
Nel “66” viene inventato il “NUDE LOOK” e contemporaneamente nascono i primi hippies che faranno moda dal “68” con i “FLOWER POWER”,l uniforme di questo movimento furono i jeans, grazie al sarto “Andrè Courrèges” che li introdusse nelle sue collezioni. Il pantalone era precedentemente bandito  alla donna , dalla società,in quanto definito capo peccaminoso,ma grazie  a questa evoluzione , l’uso dei pantaloni da donna cominciò lentamente ad essere considerato normale anche in Europa e soprattutto in Italia. Alla fine del Novecento le vendite globali dei calzoni aumentarono vertiginosamente, segno che l’ emancipazione femminile vestiaria, aveva vinto una millenaria battaglia.
Il pantalone, si impose in varie forme da classici, a zampa d ‘elefante ,a sigaretta detti skinny, a carota, alla cavallerizza, pantaloni palazzo, accorciandosi in alcune versioni, fino ad apparire  micro ed elastici con cui viene fotografata la cantante Madonna, mentre fa jogging ,negli anni “80..
Dagli anni 80, in poi assistiamo alla nascita di stili sempre più nuovi e disparati, tra cui “EMO”, “GOTICO o DARK”, “GRUNGE”, “STREET STILE”, “VINTAGE” e molti altri.
Attualmente assistiamo ad un’ attenzione quasi ossessiva per il corpo: è il fisico al centro dell interesse della persona.
Il bombardamento mediatico in questi anni, tende ad azzerare la bellezza della diversità ,determinando una moda “UNISEX” unificando in un unico stile ,Labbigliamento maschile con quello femminile.
Mettendo alla pari l uomo e la donna anche negli stili e modo di vestirsi.

Articolo redatto da:

Dora Lorusso

Stilista di Moda
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